Infanzia dietro il filo spinato - Bogdan Bartnikowski

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Le bambine dell'orfanotrofio urlano, litigano, si graffiano e piangono, ma le suore non ci fanno caso, pregano da questa mattina, le loro labbra si muovono in continuazione, mentre le dita fanno scorrere i grani del rosario. Ogni tanto qualcuno dei pi? anziani lancia un urlo alle bambine, ma loro fanno la pip? in un angolo del vagone e non hanno paura degli adulti, che dicono che non si pu? fare cos?, che siamo in troppi in questo vagone e che c'? sempre pi? puzza.
Il treno si ? fermato. Dal finestrino sotto il tetto, sembra che si veda una citta. Anch'io vorrei guardare, ma gli adulti si sono ammassati contro il finestrino e ascoltano il ferroviere che viaggia sul nostro vagone. Lui qui ? uno importante, lui sa a che stazioni arriviamo e dove portano. Lui sa tutto.
- Siamo fermi a un semaforo - ha detto, quando, dopo aver attraversato una citta, il treno si ? fermato di nuovo.
- Se svolteremo a destra, vuol dire che ci portano in Germania. Se andremo dritto, allora andiamo a Cracovia, Katowice...
Il treno da uno strattone, ripartiamo. Un momento di attesa: a destra o dritto, a destra... no! E tutti tirano un sospiro di sollievo. Rimaniamo in Polonia.
Fino ad allora non avevo mai viaggiato su un treno merci. ? anche divertente. Sarebbe anche divertente se solo ci si potesse alzare in piedi, fare due passi, guardare dal finestrino, fare la pip? quando lo si vuole, bere un po' d'acqua... Qui fa un caldo terribile, c'e' puzza ed ? tutto sporco e polveroso. Vorrei tanto poter guardare fuori dal finestrino... ma ? troppo alto e gli adulti dicono che non si pu?. Ho provato e riprovato a contare quanti siamo, ma ogni volta mi sono perso a quaranta...
Quando una volta, tanto tempo fa, gli Italiani attraversarono Varsavia mentre andavano verso il fronte orientale, si fermavano sulle porte aperte dei vagoni, cantavano e ci salutavano. Erano simpatici quegli Italiani. Uno me lo ricordo bene, aveva i baffetti, e in testa portava un cappello con una piuma, e ai piedi degli alti stivali lucidi. Anch'io adesso vorrei fare dei cenni di saluto attraverso la finestra, ma come? Ci sono le grate, e poi ? cos? in alto, e i Tedeschi non ce lo permettono, sparano subito a chi si affaccia, e i grandi non ci fanno passare, ci stanno loro...
Abbiamo viaggiato tutta la notte e tutto il giorno, il sole ? tramontato e nel vagone ? gia buio, e abbiamo voglia di dormire. Tutti si sono messi gi?, dove potevano, sul pavimento, si sente il rumore delle ruote, le bambine hanno smesso di piagnucolare, si sono addormentate e si sono svegliate solo per un momento, quando qualcuno in un angolo ha fatto frusciare della carta, sicuramente mangiava qualcosa, ma lo ha negato, quando qualcuno gli ha detto "dammene un po", e di nuovo si ? fatto silenzio, solo le ruote del vagone facevano un rumore ritmico.
- Vuoi mangiare qualcosa, figlio mio? - sento il fiato caldo della mamma vicino all'orecchio.
- No! - mi sono svegliato controvoglia, senza aprire gli occhi. La mamma vuole solo che io mangi e mangi! A casa e qui, sempre. Se solo potessimo finalmente scendere... Il treno rallenta! Forse adesso ci faranno scendere?
Attraverso le pareti del vagone scorrono delle luci, lentamente, sempre pi? lentamente, uno scossone, siamo fermi. Forse ci faranno finalmente scendere? Ho cos? voglia di dormire. Oh, i Tedeschi camminano lungo il treno, dicono qualcosa, ma non ci capisco niente, sulle pareti scorrono le ombre delle loro teste con gli elmetti, le carabine, se ne vanno.
- Gente, per l'amor di Dio, ? Auschwitz! - sussurra terrorizzato il ferroviere e improvvisamente nel vagone si fa un gran silenzio, non si sente neppure un respiro. Perché? Mi alzo, mi metto in punta di piedi e guardo attraverso una fessura vicino alla porta - niente, una stazione come tante altre, qualche lampione, sul muro di un edificio delle grandi lettere nere AUSCHWITZ, sul marciapiede dei gendarmi, dei soldati e nessun civile. Forse... forse siamo gia in Germania?
- Auschwitz!... Loro... ci hanno... qui...?! No, non ? possibile... - nel buio del vagone si sentono delle parole sussurrate. - Per che cosa...
- Ci muoviamo! - un sospiro di sollievo - andiamo oltre...
Il treno scorre lento sui binari. C'? silenzio, il vagone mi culla dolcemente, bene, adesso mi addormento...
- Adesso ci sara un bivio - mormora il ferroviere - se curviamo a sinistra, bene, ma se svoltiamo a destra...
Ma cos'? questa paura che hanno tutti? Penso nel sonno. Andiamo pure a destra! Peccato che papa non sia con noi, che se ne sia andato da qualche parte con chi ha fatto la rivoluzione. Papa ? sempre papa. Uuuh - dormire, non mi posso stendere, non c'? posto, siamo cos? fitti, c'? gente sdraiata dappertutto. E nessuno che dorma. E nessuno che voglia dire qualcosa, e tutti che aspettano, senza quasi respirare. Il treno va piano, pianissimo, gli occhi mi si chiudono da soli, dormire, dormire...
- Andiamo a destra! Gente, a destra... - urla il ferroviere. Qualcuno scoppia a piangere, qualcuno comincia a recitare le litanie. C'? qualcosa di terribile, non so perché, ma ho paura. Dormire, dormire sopra alla paura, chiudere forte gli occhi, addormentarsi...
- Figlio mio, non dormire, adesso non si pu?! Adesso scendiamo, prendi, mettilo in tasca. - la mamma mi scuote, mi caccia un pacchettino in tasca, mi veste. Dormendo, mi lascio andare alle sue mani che tremano.
- Non voglio! - mi ribello all'improvviso, ormai del tutto sveglio.
- Lasciami in pace!
- Bere! Bere! - il piccolo Jacek si ? messo a piangere
- E' cos? piccolino, peccato per quel bimbo - dice qualcuno nel buio. Parla di Jacek. Forse ? il pi? piccolino di tutto il vagone. Proprio un bimbino, avra tre anni.
Qualcosa gorgoglia in un angolo del vagone, di sicuro sono di nuovo quelle ragazzine.
- Certo che ? un peccato - dice qualcuno - Ma per chi non ? un peccato? Adesso, caro mio, piangi su te stesso.
- Mamma, dove sono i miei soldatini? Mi ricordo all'improvviso. Me li ha dati papa due giorni prima dell'Insurrezione. Sono dei marinai. Uno tiene la bandiera bianco rossa2, uguale a quella che avevo visto a Varsavia durante l'Insurrezione. A Varsavia... come sara adesso, dove sara papa, i nostri avranno gia sconfitto i Tedeschi, di sicuro... E papa... Papa ? la, ? libero, ha una pistola, forse addirittura un fucile e combatte! Di sicuro! E i marinai sono con me, adesso dormono nella scatola. Dov'? finita? Non lo so, mi tasto intorno, non la trovo, mi prude il naso, adesso, tra un momento mi metter? a piangere, mi metter? a...
- Figlio mio, i soldatini?! Tu adesso pensi ai soldatini?!
- Dove sono i soldatini... - piagnucolo.
- Questo qui non capisce proprio niente. Sembrava un ragazzino, e invece ? un bambino - dice il ferroviere che ? vicino al finestrino. - Ha in testa dei soldatini di piombo, e domani, o forse oggi, se ne andra al gas...
- Eh, signor mio, non prenderanno i bambini - dice dubbioso un altro.
- Ma lei cosa pensa! I bambini per primi! Per loro i bambini sono solo un problema. E dopo i bambini noi, uno dopo l'altro, tutti!
- Mamma, che cosa vuol dire al gas?
- Non aver paura, figlio mio, non ti dar? a loro! - La mamma mi abbraccia forte e mi stringe a sé. Trema tutta.
- Mi fai male! Lasciami! - mi divincolo.
- La Porta della Morte - dice il ferroviere - La riconosco... una volta l'ho vista da lontano. Entriamo da quella porta, cio? entriamo nel campo. ? la fine... la fine per noi... intorno ai binari ? pieno di Tedeschi... siamo morti...
- Forse siamo solo di passaggio, forse non ci fermiamo e andremo avanti...
- No, ? un binario morto. Non si va oltre.
- Oh, c'? della gente! Hanno delle divise a righe! Sono prigionieri. Domani anche noi saremo come loro...
- E dov'? il gas? - chiedo a voce alta, perché la paura dei grandi comincia a incuriosirmi.
- Macché gas... oh la! - il ferroviere mi alza verso il finestrino - Guarda! Vedi quel camino?
Dietro il finestrino passa una fila di lampioni su bassi pilastri, e lontano, dietro una macchia di alberi, da alcuni camini quadrati esce una fiamma alta diversi metri. Oh... mi ferisce un puzzo orrendo e sconosciuto.
- Dove siamo? - chiedo - E che cos'? questa puzza?
Il ferroviere non risponde. Mi mette gi? cos? violentemente che mi fa male.
Che rumore terribile! Con un gran fracasso si aprono le porte del vagone. Una luce fortissima ferisce gli occhi. L'abbaiare dei cani, tutt'intorno le SS con le divise verdi e i mitra in mano, e le fortissime grida di quegli uomini con i vestiti a righe: - Scendere! Prendere tutto! Veloci! Veloci! Schnell!3
Salto gi? dal treno. Mi guardo intorno. Due donne, una pi? vecchia e una giovane, sono aggrappate a un ragazzino, non lo vogliono lasciar andare la dove lo ha spinto una SS. Il Tedesco urla qualcosa, le donne tengono stretto il ragazzino, piangono. Il Tedesco punta il mitra, sparera? Eh, le vorra solo spaventare... No! Ha sparato! E ormai... sono per terra, tutti e tre... e ormai non urla pi? nessuno, solo i cani continuano ad abbaiare, mentre la gente in silenzio cammina lungo i vagoni e si mette in fila obbediente e aspetta.
Schnell! Veloci! Veloci! Muoversi! - si sente urlare lungo la fila. I prigionieri in divisa a righe corrono di nuovo verso di noi, ci sistemano in file di cinque. Ci muoviamo. In mezzo a due pareti di filo spinato c'? una strada. Dietro il filo si vedono delle file di baracche. La ? tutto vuoto, come in un sogno o in una favola, completamente vuoto. Solo pi? lontano, in mezzo agli alberi si vedono delle fiamme e c'? ancora pi? puzza. Oh! C'? qualcuno vicino ad una baracca!
- Da dove venite?! - urla. Urla in polacco! ? uno dei nostri! ? un Polacco!
- Da Varsavia! - gridano dalla fila.
- Da Ochota!4 - urlo, ma forse non ha sentito, perché non mi ha neppure guardato, ? corso via, verso la baracca vicina, ed ? scomparso.
- Oświęcim5 ? dice qualcuno sottovoce alle mie spalle. - Quindi questa ? Oświęcim...
Oświęcim!!! Lo so! Ho sentito parlare di Oświęcim. Quindi questa Auschwitz ? Oświęcim? Qui ? morto il padre di Jarek6, un mio compagno di scuola, qui sono morti anche lo zio e il nostro maestro. A Varsavia si pronunciava la parola Oświęcim sottovoce, con rispetto e paura: "Da l? non si torna indietro" - aveva detto una volta papa. Quindi, questa ? Oświęcim.
Davanti a noi nel bosco balugina un grande fuoco. E c'? una puzza che prende alla gola. L'aria ? pesante, grassa, ha dentro qualcosa di sconosciuto, di terribile. ? questo l'odore della morte? Forse... anche se non lo so, a Varsavia aveva un altro odore: aveva l'odore della polvere dei mattoni, del bruciato, era un odore acido, duro...
Camminano tutti cos? in fretta che faccio fatica a tenere il passo. I Tedeschi ci hanno ordinato di lasciare i bagagli, le valigie, i fagotti, non appena siamo scesi dai vagoni. Le donne stringono tra le mani dei fagottini, le borsette, degli involti, tutto quello che ? loro rimasto. Anch'io ho un fagottino: qualcosa da mangiare, un asciugamano e i miei marinai di piombo. Li ho ritrovati un momento prima di scendere.
E questo? Svoltiamo di fianco al bosco, dove brucia un grande fuoco. Andiamo avanti per la strada, ma dopo pochi minuti davanti a noi si apre l'ingresso di un'immensa baracca. ? enorme, buia, con delle porte che arrivano fino al fienile. Quando andavo in campagna, mi piaceva andare a guardare nel fienile. C'era tanto posto: ai due lati enormi mucchi di paglia perfettamente ordinati, sotto i piedi, il fresco della terra battuta, il profumo del fieno, faceva caldo, era estate.
Dietro i portoni ? buio, c'? un buio assoluto. Al suo interno spariscono delle file di colonne, come dentro un'enorme bocca, e mentre ci muoviamo impotenti fra quelle mura vuote, mentre cerchiamo un posto per terra e urtiamo quelli che sono gia riusciti a mettersi gi?, quelle enormi porte si chiudono dietro di noi.
- Adesso ci sara il gas? - chiedo.
- No, per adesso forse no - risponde incerto qualcuno.
Prudentemente tasto attorno a me, mi siedo per terra, sistemo il mio fagotto vicino al muro. I miei marinai... qui staranno bene, qui non li posso schiacciare quando mi addormenter?. Se mi addormenter?... Mi guardo intorno, ma anche se spalanco gli occhi, non vedo niente in questo buio. L'aria ? soffocante, pesante, vorrei piangere, ma non si pu?...
Da qualche parte un bambino si ? messo a piangere, ma ha smesso subito, come se avesse capito che qui non si deve piangere. Lontano, dietro la baracca, sbuffa una macchina a vapore. Forse ? il treno che ci ha portato qui? Come se ci stesse salutando. Ci lascia qui...
Guardo il buio. Non posso dormire, non posso piangere. Quando chiudo gli occhi vedo quel ragazzino di fianco al vagone... colpito dalle pallottole, si contorce... cade per terra. No! Scrollarselo di dosso. Non vedere. Domani...
Domani non andr? come sempre ai giardini di via Filtrowa, non uscir? dalla porta di via Kaliska. Non andr? dalla zia in via Tarczyńska7. Domani ci prendera il campo.
Dormire, dormire, svegliarsi a casa! Non ? vero che siamo qui, ad Auschwitz... ? un sogno... non ? vero....
Accostare la parola bambini a quella "Auschwitz" significa celebrare con ogni probabilita il pi? grande esempio di ossimoro storico, la pi? evidente contraddizione in termini della storia, il pi? grave insulto alla nostra stessa societa umana.
Ma, al tempo stesso, nessun altro mezzo se non quello dei bambini ci pu? aiutare a comprendere (parola forse poco appropriata) la vera essenza di Auschwitz. Solo gli occhi puri dei bambini, infatti, possono regalarci un quadro tanto fedele di quella che era la pura verita.
Molte volte mi sono infatti chiesto come un ex-prigioniero di Auschwitz abbia mai potuto spiegare ai propri figli l'orrore che aveva vissuto. Con quali parole... con quali aggettivi. Esistono davvero parole per raccontare quell'inferno?
Primo Levi scriveva che i campi di concentramento della seconda guerra mondiale erano esistiti per troppo breve tempo per permettere che nascesse un nuovo vocabolario capace di descrivere a parole quanto fosse avvenuto. Perché, diceva lui, la parola "freddo" ha per noi un significato, ma ad Auschwitz "freddo" vuol dire ancora qualcos'altro ...
Ebbene, come avranno fatto questi padri a raccontare ai loro figli la propria esperienza? Saranno stati capaci di far loro vivere, senza retorica, la brutalita umana che i loro occhi avevano visto?
Eppure una risposta parziale me la sono data leggendo questa raccolta di racconti di bambini.
* * *
Sulla base della documentazione e di altre stime, ci furono circa 232 mila bambini e giovani tra il milione e trecentomila deportati ad Auschwitz-Birkenau.1 Il numero include circa 216.000 Ebrei, 11.000 Zingari (Sinti e Rom), circa 3.000 Polacchi e circa 1.000 tra Russi, Bielorussi e di altre nazioni.
Appare superfluo per? sottolineare che si tratta di numeri altamente indicativi, sia per l'impossibilita' di calcolare i bambini che andarono direttamente a morire dopo il loro arrivo, sia perché molti dei bambini registrati venivano in realta considerati come adulti rendendo quindi arduo un conteggio il pi? possibile verosimile.
Nella sua introduzione alla versione inglese del presente volume, la storica Helena Kubica tratteggia a grandi linee il destino dei vari gruppi di bambini.
Bambini Ebrei
I bambini ebrei rappresentavano senza dubbio alcuno il gruppo pi? consistente. Sin dall'inizio del 1942 vennero deportati insieme con gli adulti come parte integrante del progetto di Soluzione Finale della questione ebraica, volta al totale annichilamento della popolazione ebraica europea. Cos? come gli adulti, anche i bambini che non fossero abili al lavoro venivano portati direttamente alle camere a gas. Coloro che invece passavano la selezione, raramente comunque i bambini o ragazzi, venivano condotti al lavoro forzato che, evidentemente, conduceva anch'esso alla morte per deperimento. Dovuto alla sempre maggior necessita di manodopera, le cose cambiarono lungo il 1944. Un numero crescente di ragazzini di 13-14 anni venne portato a lavorare nelle raffinerie di Trzebinia o nelle miniere di Jawiszowice. Cos? come molti bambini, dalla meta del 1943, venne selezionata dal famoso dot. Mengele per i suoi esperimenti pseudomedici.
Un consistente gruppo di bambini ebrei provenienti dal campo di Terezin arriv? ad Auschwitz tra il settembre 1943 e il maggio 1944. Vennero collocati, con le loro famiglie, a Birkenau, in un settore appositamente preparato. Quel settore, cosi come quello degli zingari, fu per 11 mesi un vero e proprio settore di propaganda. L'obbiettivo era quello di plasmare l'opinione mondiale sul significato della "deportazione verso est".
Bambini Zingari
Il secondo gruppo, per numero, e' quello formato dai bambini zingari i quali, durante 17 mesi (Febbraio 1943 - Agosto 1944), vennero collocati in settore simile a quello degli ebrei di Terezin: ossia uno speciale campo per famiglie a Birkenau (BIIe). Tra gli oltre 11 mila bambini e giovani tradotti al campo, circa 9.5 mila erano minori di 15 anni e 378 nacquero nel campo.
Per un certo periodo i bambini erano soggetti ad un trattamento che, nonostante tutto, poteva essere considerato leggermente migliore: non lavoravano, non venivano separati dai loro genitori e le razioni di cibo talvolta erano pi? abbondanti. Nell'estate del 1943, per ordine dell'ufficiale capo delle SS, il medico Joseph Mengele, venne inaugurato il cosiddetto kindergarten: una specie di asilo nido e scuola materna, con un parco giochi attrezzato con giostre, altalene e cave di sabbia. Tuttavia i bambini di questo settore venivano selezionati dal dott. Mengele come cavie per i suoi esperimenti.
I "privilegi" di cui godevano gli Zingari finirono ben presto. Le pessime condizioni di vita furono la causa di gravi epidemie di tifo, scabbia e altre malattie infettive alla base di un rapido incremento del tasso di mortalita soprattutto tra i bambini. Coloro i quali finivano nelle grinfie del dott. Mengele venivano invece finiti con delle iniezioni di fenolo al cuore e tutti i loro dati inseriti in una autopsia che concludeva il percorso degli esperimenti.
Nel maggio del 1944 venne deciso la graduale liquidazione del settore degli Zingari sino a quando, il 2 di agosto dello stesso anno, i rimanenti 3 mila uomini, donne e bambini vennero sterminati nelle camere a gas di Birkenau.
Bambini Polacchi
Bambini e ragazzi polacchi vennero tratti al campo in trasporti di prigionieri politici in quanto membri di movimenti di resistenza, ostaggi, vittime dei rastrellamenti o parte delle repressioni contro il sentimento nazionale Polacco.
Con i primi trasporti, nel giugno, luglio ed agosto 1940, arrivarono ad Auschwitz circa 16 bambini, tra cui alcuni di 14 anni solamente.
Ci furono bambini anche tra le persone deportate dalla regione di Zamość. Nei tre trasporti di circa 1300 persone, 150 erano ragazzini. Quasi tutti i maschi vennero uccisi con una iniezione di fenolo poche settimane dopo il loro arrivo. Il destino delle ragazze non fu dissimile: furono decimate dalle privazioni nel campo, caddero sotto il tifo o vennero condotte con le loro madri lungo la strada che portava alle camere a gas.
Con l'insurrezione di Varsavia nell'agosto del 1944 un consistente gruppo di bambini arriv? ad Auschwitz dalla capitale. Furono infatti circa 13 mila le persone evacuate dal campo di transito di Pruszków, nelle vicinanze di Varsavia, e tradotti ad Auschwitz: tra di loro quasi 1500 infanti, bambini e ragazzini.
Ci furono anche ragazzi portati ad Auschwitz come risultato di una sentenza della Corte Penale. Si tratta nella maggior parte dei casi di reticenza al lavoro forzato. Tuttavia, anche in questo caso, la unica via di uscita era attraverso un camino di un forno crematorio.
Bambini dall'Unione Sovietica
Tra il 1943 ed il 1944 furono circa mille i bambini deportati dall'Unione Sovietica. La gran parte di questi proveniva dalle terre dell'attuale Bielorussia, arrestati con le loro famiglie durante l'occupazione tedesca delle regioni di Minsk e Witebsk, in particolare dai famigerati Einsatzkommando 9. In realta il frutto di queste azioni era una esecuzione sommaria in loco, tuttavia alcuni (circa 6 mila tra uomini, donne e bambini ) vennero deportati ad Auschwitz. La gran parte di questi bambini mori poco dopo il loro arrivo, mentre altri vennero trasferiti a speciali campi per bambini creati a Potulice (nei pressi di Bydgoszcz) e Konstantynów (Łódź).
Si deve citare anche un piccolo numero di bambini russi e bielorussi arrivati nel 1944 dai campi si concentramento di Majdanek e Stutthof, cos? come ci furono giovani Russi ed Ucraini, di entrambi i sessi, catturati dopo un tentativo di fuga dai lavori forzati in Germania.
Bambini nati nel campo
Nei primi anni dell'esistenza del campo i bambini nati nel settore femminile venivano, senza alcun riguardo per la nazionalita delle madri, immediatamente eliminati e la loro nascita non veniva registrata nei registri del campo.
Dalla meta del 1943 i bambini che videro la luce da donne non ebree venivano lasciati in vita. Pochi giorni dopo la loro nascita venivano registrati come prigionieri del campo con tanto di numero. I bambini ebrei invece venivano immediatamente uccisi all'atto della nascita, quantomeno sino al novembre 1944 quando il processo di sterminio diretto venne sospeso.
Tuttavia si deve segnalare l'eccezione rappresentata dal settore degli ebrei provenienti da Terezin, nel quale i bambini nati venivano lasciati in vita. Tuttavia non esistono documenti in grado di quantificare questo fenomeno ancor pi? poiché, qualora fossero sopravvissuti, vennero poi sterminati durante la liquidazione del settore di Terezin nel luglio del 1944.
Stando alla documentazione in nostro possesso possiamo stabilire che furono circa 700 i bambini nati nel campo di Auschwitz-Birkenau. Tra di loro vengono conteggiati anche i bambini zingari.
* * *
Le storie di questi bambini non solo rappresentano una "quotidianita", seppur tragica, di Auschwitz. Ma hanno anche sullo sfondo un passato, che spesso ritorna: quello della rivoluzione di Varsavia.
Si tratta di un capitolo determinante nella storia della Polonia e, di fatto di tutta la seconda guerra mondiale. Un capitolo che per generazioni e' stato dimenticato (all'estero, sicuramente non in Polonia) e che solo grazie al film "Il pianista" di Roman Polański e' tornato d'attualita.
Il 1 di agosto del 1944, mentre i Russi erano ormai prossimi alla citta, i varsoviani decidono di insorgere contro l'occupazione nazista. Lo fanno, pur non avendo quasi armi e munizioni, con l'obbiettivo di liberare la citta dai nazisti prima dell'arrivo dei Russi e presentarsi a quest'ultimi come rappresentanti del governo ufficiale, in esilio a Londra, e non riconoscere il governo illegittimo comunista che i Russi puntavano ad insediare nella capitale.
Furono 62 giorni di lotta nei quali il coraggio, la forza di volonta e l'orgoglio si infransero contro il muro della geopolitica. Nessuno aiut? i polacchi, nessuno lott? con loro per la liberta. I Russi si fermarono sul ciglio del Vistola e l?, a pochi metri della citta, rimasero.
Dopo 62 giorni di lotta i Polacchi si arresero ed i nazisti poterono occupare nuovamente la capitale. Hitler, furioso, come atto di vendetta ordin? la totale distruzione di Varsavia: sistematicamente la capitale polacca venne rasa al suolo, quartiere dopo quartiere, strada dopo strada, casa dopo casa.
L'epopea della citta di Varsavia fa sempre da sfondo alla storia di questi bambini, non solo perché la soffrirono, ma anche perché in molti casi ne parteciparono attivamente.
Di esempi se ne potrebbero fare moltissimi ma uno valga per tutti: erano i bambini coloro che mantenevano uniti i vari reparti insorti nella capitale. Il loro contributo "di postini" fu fondamentale: mantenevano infatti i contatti tra i vari reparti portando lettere e missive per mezzo del sistema fognario della citta. Per arrivare da un capo all'altro della capitale erano necessarie anche sette ore!
* * *
Le vicende dei prigionieri di Auschwitz, ancor pi? se bambini, portano con se un carico di sentimenti ed emozioni che spesso e' difficile gestire. E forse e' persino sbagliato farlo. Dovremmo lasciarci trasportare da queste emozioni, sia che queste portino verso sensazioni positive oppure verso sensazioni negative. In entrambi i casi avremmo appreso qualcosa di pi?.
Eppure questo libro lascia un qualcosa nell'animo che e' diverso dalle sensazioni provate leggendo altri libri sul tema. Si tratta pur sempre di bambini.
Diego Audero Bottero